Ci preme riportare il recente appello di alcuni importanti costituzionalisti italiani per l’insegnamento della Cultura civica in ambito scolastico, come estremo tentativo di salvare il Paese dalla crisi morale che lo sta sempre più pervadendo. Ci pare un’iniziativa alquanto lodevole e tutte le associazioni e gli individui che volessero aderirVi possono rivolgersi a info@criticaliberale.it.
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Appello per l’insegnamento della Cultura civica nella scuola italiana
Pubblicato Gennaio 19, 2008 appello , costituzionalisti , educazione civica 3 CommentiRetribuzioni: la dimensione, il settore, il territorio fanno la differenza
Pubblicato Gennaio 18, 2008 economia , retibuzione , ricchezza Lascia un commento
Ancora alcuni approfondimenti circa le retribuzioni medie italiane. I dati sono di fonte Istat e l’anno di riferimento è il 2004, anche se in termini di differenze relative, tale situazione può essere tranquillamente traslata ad oggi.
Nel 2004, le retribuzioni lorde annue per dipendente (esclusi gli apprendisti) sono pari in media a 26.208 euro. Livelli superiori alla media si registrano soltanto nei servizi orientati al mercato con 26.867 euro; inferiori alla media nell’industria manifatturiera con 26.176 euro, nelle costruzioni 24.932 euro e nei servizi sociali e personali 23.065 euro. Le retribuzioni lorde più elevate si rilevano nelle attività di intermediazione monetaria e finanziaria, in particolare banche e attività assicurativo-finanziarie (46.419 euro), quelle più contenute nelle attività alberghiere e di ristorazione (17.122 euro).
L’analisi per classe dimensionale mette in luce che la retribuzione lorda aumenta al crescere della dimensione aziendale. I dipendenti che lavorano nelle imprese con 10-19 addetti percepiscono retribuzioni lorde inferiori del 22,5 per cento a quelli delle imprese di maggiori dimensioni. Tale differenziazione caratterizza maggiormente i servizi personali e sociali e il settore delle costruzioni, dove la retribuzione nelle piccole imprese è inferiore, rispettivamente, del 36,9 per cento e del 34,6 per cento di quella percepita dai dipendenti delle grandi imprese.
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Metà famiglie con meno di 1900 euro
Il 15% non arriva a fine mese. Crisi al Sud
Titola così un articolo di Repubblica on line di questa mattina. Guardiamo ai dati strutturali per capire perché ormai sta scomparendo quello che una volta veniva considerato il ceto medio. Sul perché certe categorie professionali, soprattutto quelle dipendenti private, abbiano retribuzioni non più adeguate al passo con i tempi la nostra idea è che dipenda prevalentemente dai seguenti fattori:
1_ Struttura produttiva. Il piccolo certamente non favorisce. E’ assodato che mediamente le retribuzioni più alte e la possibilità di carriera si insinuino maggiormente nelle medio-grandi aziende, grazie allo sfruttamento di maggiori economie di scala che consentono di “sopportare” meglio gli altri costi di produzione (energetici soprattutto). E’ ovvio che un sistema molecolare come il nostro non riesce, soprattutto ai tempi d’oggi, ad essere competitivo da un punto di vista remunerativo rispetto per es a quello di altri Stati europei (in primis Germania, dove la presenza di medio-grandi imprese è più diffusa), proprio perché a fronte di costi energetici ingenti la prima cosa che fa è quella di provvedere immediatamente ad un taglio della crescita dei costi del personale, con tutto ciò che ne consegue in termini di produttività e di stimolo all’efficienza delle risorse umane interno. Questo a nostro avviso è uno dei VERI NODI DELL’ECONOMIA
ITALIANA! Insomma, i distretti oggi non bastano più!
2_ Una mancata attuazione della contrattazione decentrata di secondo livello nelle piccole imprese, legata alla produttività effettivo, proprio perché forse sindacalmente è più difficile da far passare rispetto al contesto della grande impresa
3_ L’inefficace controllo degli effetti del changeover è stato certamente un elemento che ha favorito la ripresa inflazionistica incontrollata su beni di prima necessità. Sembrerà strano, ma comunque anche in questa occasione in generale i consumi in questi anni non sono comunque arretrati, anzi su certi segmenti sono pure aumentati, vuoi anche per un ricorso sempre più massiccio a strumenti, come il credito al consumo.
Il problema è stata comunque la mancata redistribuzione della ricchezza, non l’ammontare complessivo della ricchezza che in sé per sé è aumentato, anche se a tassi dello zero virgola qualcosa. Chi ha potuto godere di rendite di posizione, monopolistiche etc, ha potuto agire quasi indisturbato sulla propria leva dei prezzi e quindi dei margini!. Tutti gli altri invece hanno sofferto.
La battaglia sull’italianità ha ancora senso?
Pubblicato Gennaio 16, 2008 Ducati , Ferrari , Fiat , italianità , motori Lascia un commentoPartiamo da alcuni dati di fatto…
Un mercato italiano dell’auto di nuovo vivace nel 2007, che nell’ultimo mese dell’anno ha addirittura messo a segno un exploit di domanda superiore ad ogni previsione (+14,1%), grazie alle spinte determinate dalla scadenza degli incentivi governativi, dagli sconti aggiuntivi lanciati in parallelo dalle case e dalle campagne di comunicazione, contribuendo al raggiungimento del nuovo primato di immatricolazioni nella storia del mercato italiano – quasi 2,5 milioni di registrazioni con una crescita del 7,1% sul 2006, e al superamento del Regno Unito nella classifica europea, collocandosi al secondo posto dietro la Germania.
Una Fiat che consolida il già buon risveglio del 2006, chiudendo il 2007 con la quota record dell’8,1 per cento del mercato in Europa Occidentale, con una sensibile crescita rispetto all’anno precedente, e mettendo a segno il miglior risultato dal 2002. Complessivamente le immatricolazioni 2007 sono state quasi 1 milione e 193 mila, il 6,6 per cento in più rispetto al 2006.
La Ferrari che archivia il 2007 come la migliore annata della sua storia, consegnando oltre 6400 vetture, per una crescita sui dodici mesi del 14% e un ritorno sul fatturato pari al 15%. Nell’anno del 60° compleanno, il Cavallino è cresciuto nell’ordine del 7-8% in mercati maturi come America ed Europa, ma in quelli emergenti l’incremento è stato a doppia cifra, come in Russia (+60%), Medio Oriente ed Estremo Oriente (+30%). La Cina si appresta a diventare il quinto mercato principale dietro Usa, Gran Bretagna, Germania e Italia e davanti al Giappone.
Una Ducati in gran spolvero dopo i successi in MotoGp, che nel solo mercato statunitense ha incrementato le proprie vendite 2007 del 22% sul 2006 con 10.019 moto vendute, e che prevede di arrivare entro il 2010 ad una quota del mercato mondiale del 6,5%, lanciando dieci nuovi modelli in tre anni.
Di fronte a cotanta dinamicità delle nostre più grandi imprese e di un importante segmento di mercato (anche come indicatore indiretto dei consumi) non possiamo non constatare come, se fino a qualche anno fa di fronte a certi lusinghieri risultati sarebbe corrisposta una crescita del PIL per il nostro Paese vicino alla doppia cifra, grazie anche alla trasmissione di effetti positivi all’indotto, oggi purtroppo dobbiamo prendere atto che non è più così, il mondo si è globalizzato, le aziende sono diventate sempre più internazionali e integrate, e quindi le ricadute economiche e sociali delle più importanti holding nostrane non sono solo ad esclusivo nostro vantaggio, così come al contempo noi possiamo beneficiare delle buone dinamicità di imprese straniere.
Ecco, dunque, che ci poniamo l’interrogativo se ha ancora davvero senso, nell’attuale situazione, andare a sbandierare in giro, ad ogni minima occasione, la difesa dell’italianità come condizione irrinunciabile per continuare a garantire sviluppo al nostro Paese. Sarà forse allora che la si sbandiera per altri fini, perché le nostre imprese sono più facili da sottomettere alle logiche sindacali domestiche e alla nostra ingorda politica rispetto alle imprese straniere?
Adozioni internazionali (2)
Pubblicato Gennaio 16, 2008 Bindi , adozioni , finanziaria 2008 Lascia un commentoCome si è visto quindi è aumentata in questi ultimi anni la solidarietà e la sensibilità delle famiglie italiane nell’adottare bimbi di altri Paesi più sfortunati del nostro, nonostante le ingenti spese da sostenere per operazioni di questo tipo.
Ma su questo fronte, c’è una buona novità con la Manovra Finanziaria 2008.
Il Ministero delle Politiche per la Famiglia, presieduto dall’On. Bindi, ha annunciato lo stanziamento di 16 milioni di euro del Fondo nazionale per la famiglia da destinare alla copertura delle spese sostenute dalle coppie italiane per le adozioni all’estero.
Il rimborso andrà a tutte le coppie (circa 3.500) che nel corso del 2007 hanno già adottato un bambino all’estero e alle altre 10-11mila che sono ancora in attesa dopo aver conferito l’incarico a uno degli enti accreditati. A ogni famiglia spetterà un contributo pari a 1.200 euro, una somma pari alla detrazione fiscale che la nuova finanziaria 2008 ha previsto per le famiglie italiane con più di quattro figli.
Già oggi è prevista la deducibilità e la rimborsabilità del 50 per cento di tutte le spese. Con il nuovo contributo l’obiettivo di garantire la gratuità delle spese sostenute in Italia viene sostanzialmente raggiunto. A partire dal prossimo anno si vuole garantire gradualmente il rimborso totale delle spese, comprese quelle sostenute all’estero. Questa iniziativa va di pari passo con le misure previste nella Finanziaria per assicurare la parità di trattamento nei congedi parentali tra genitori adottivi e genitori naturali.
Per ulteriori info vedere Commissione Adozioni
Adozioni internazionali (1)
Pubblicato Gennaio 16, 2008 adozioni , maternità , solidarietà Lascia un commento
Qualche mese fa è stata presentato a Roma dalla Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il rapporto (vedi pdf) che fotografa l’andamento delle adozioni internazionali in Italia dalla fine del 2000 al primo semestre 2007.
E’ l’istantanea di un vero e proprio boom di ingressi. Il numero di bambini stranieri che hanno trovato una famiglia italiana nei primi sei mesi del 2007 tocca la punta più alta mai registrata nei vari semestri dal Duemila a oggi: 1.676 adozioni, di cui 329 solo a maggio. Se l’andamento resta confermato, questo sarà l’anno del record.
Negli ultimi 6 anni e mezzo le adozioni hanno raggiunto la quota di oltre 18.000 e le coppie richiedenti sono state 15.000. Vuol dire quindi che ogni coppia in media ha adottato 1,2 bimbi.
Il 90% delle coppie adottive non aveva figli.
Come smantellare la Casta?
Pubblicato Gennaio 14, 2008 La Casta , antipolitica , politica Lascia un commento
Questa la nostra idea rispetto ad un recente dibattito sorto su Innovatori Europei rispetto alla questione del momento sugli sprechi della Casta politica.
Premetto innanzitutto che per natura non sono favorevole alle rivoluzioni e a mettere tutti sullo stesso piano, senza distinzione alcuna. C’è chi ha sbagliato e deve pagare, ci sono invece politici che fanno il loro mestiere in maniera seria, trasparente ed onesta, anche se dentro ad un sistema in cui giorno dopo giorno fanno sempre più fatica a navigarci.
Detto questo debbo dire che dopo aver letto il Libro di Stella e Rizzo, mi sono fatto l’idea che oggi non manchi proprio nulla al nostro Paese, vista anche la situazione politica attuale, le quotidiane turbolenze, il problema rifiuti, un’economia che si dice si faccia sempre più difficile per sempre più persone…insomma che davvero ci siano tutte le condizioni perché scoppi una sommossa popolare che spazzi via l’attuale classe dirigente (non solo politica), sulla falsariga dei moti rivoluzionari francesi del 1789 o quelli nostri più recenti, di Mani Pulite del 92. Ed allora, visto anche l’enorme successo di vendite che il libro ha avuto nelle edicole, assolutamente meritato data la miriade di numeri circostanziati e difficilmente controvertibili, essendo d’altro canto molti di fonte ufficiale, PERCHE’… perché in realtà in questi mesi non è successo praticamente nulla, se non il W Day di Beppe Grillo? Perché ciò non ha manifestato una benché minima manifestazione di protesta popolare davanti ai cancelli di Montecitorio, piuttosto che di Palazzo Madama, o di qualunque altro edificio istituzionale?Perché ancora una volta si lascia alla classe politica il dovere conseguente di autodisciplinarsi, di autoridursi, di autolimitarsi le prebende e l’utilizzo di mezzi dello Stato per fini privati? Perché non lo si va a gridare a gran voce, oltre le manifestazioni grilline o qualche denuncia sulla rete?
Un effetto del pacchetto Bersani
Pubblicato Gennaio 10, 2008 Bersani , banche , liberalizzazioni , mutui Lascia un commentoEcco un semplice effetto della riforma delle liberalizzazioni Bersani a tutela dei consumatori utenti, ovverossia la soppressione della penale di estinzione anticipata sui mutui e la riduzione cospicua anche per quella contrattualmente prevista sui mutui in essere, nonché la soppressione dei costi notarili (circa 500 euro!) per la cancellazione dell’ipoteca.
Ne è una dimostrazione l’accordo sottostante tra ABI e ADOC sottoscritto nel maggio del 2007
Che cosa prevede l’accordo e quali i vantaggi per le famiglie e per i professionisti:
- per i mutui stipulati prima del 2001
Sono i mutui che possono essere maggiormente interessati da una possibile estinzione anticipata, poiché i tassi d’interesse praticati sono ancora all’8 per cento. L’accordo prevede per tutti questi mutui siano essi a tasso fisso, a tasso variabile, a tasso misto che la nuova penalità massima non possa più superare lo 0,50 per cento. Inoltre nel caso in cui il mutuo sia prossimo alla scadenza per il terzultimo anno la penalità scende allo 0,20 e per gli ultimi due anni non è prevista alcuna penalità. È prevista inoltre una clausola di salvaguardia che prevede per quei casi che già oggi sono al di sotto dello 0,50 per cento una riduzione comunque dello 0,20 per cento nel caso di tasso fisso e zero nel caso di mutuo a tasso variabile. Continua a leggere ‘Un effetto del pacchetto Bersani’
Considerazioni di un esperto sui rifiuti in Campania
Pubblicato Gennaio 9, 2008 ambiente , innovatori europei , raccolta differenziata , riciclo , rifiuti , sostenibilità ambientale , termovalorizzatore Lascia un commentoPubblichiamo oggi le riflessioni di un esperto di tematiche ambientali, Riccardo Sani di Innovatori Europei, sulla grave situazione dei rifiuti che si è venuta a creare in Campania.
La gestione dei rifiuti in Italia: una politica pressoché fallimentare
Pubblicato Gennaio 8, 2008 ambiente , discarica , raccolta differenziata , riciclo , rifiuti , sostenibilità ambientale , termovalorizzatore Lascia un commentoL’evidente problema della gestione dei rifiuti che in questi ultimi mesi si è ulteriormente ingigantito in Campania si pone a seguito di una fallimentare gestione della filiera. La nostra società si trova a dover fare i conti sempre più con una grande quantità di rifiuti in spazi che invece, al contrario, tendono sempre più a rimpicciolirsi, alimentando conseguentemente parallele operazioni di traffico e di smaltimento illegale dell’immondizia stessa.
Ciò che più colpisce di tutto questo è la strana anomalia italiana in ambito europeo circa le modalità di gestione dei rifiuti stessi. Fa specie in particolare il ricorso esagerato alla discarica, quasi a voler sottolineare la generale scarsa efficacia della raccolta differenziata del nostro Paese rispetto agli altri Stati europei. Solitamente infatti vengono inviati alla discarica i cosiddetti rifiuti indifferenziati, verso i quali il nostro Paese nutre tutt’ora una spiccata propensione alla produzione (75% circa dei rifiuti totali). Mandare tutto alla discarica è il modo più semplice, comodo, economico ma ambientalmente sbagliato, e – purtroppo – in alcuni casi facilmente controllabile dalla malavita.
Ecco alcuni dati illustranti tale anomalia; secondo la Corte dei Conti vengono inviati alla discarica circa 300 kg per abitante all’anno, o meglio oltre il 50% dei rifiuti prodotti, contro medie molto più basse di altri paesi europei, quali la Germania, la quale godendo a monte di una politica decisamente più efficace nella raccolta differenziata può “permettersi” una gestione dei rifiuti più all’avanguardia e rispettosa dell’ambiente, grazie soprattutto ad operazioni di riciclaggio.
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