Una possibile via d’uscita da questo impasse istituzionale

Sarà pure un paradosso, ma dalle prese di posizione di questi ultimi giorni, sembra emergere una linea comune nell’atteggiamento di tutte le forze politiche di fronte alla risoluzione di questa crisi: par di capire che in concreto nessuna voglia andare al referendum sulla riforma costituzionale. C’è chi vorrebbe aggirarlo come gran parte del centro destra (anche chi questo referendum lo ha sottoscritto!) prediligendo la scelta immediata dello scioglimento delle Camere e quindi il passaggio alle urne (entro 70 gg dallo scioglimento), che però non farebbe decadere il referendum, ma lo rinvierebbe di dodici mesi. E c’è chi, come buona parte del centro sinistra invece, auspica di andare ad un governo delle riforme che duri più o meno lungo a seconda delle singole posizioni.

modica-vicolo.jpgDi fronte a questo quadro, forse una via d’uscita, molto stretta, mediana alle due posizioni esiste: potrebbe essere quella di dare mandato ad una figura di alto profilo istituzionale (Amato, Marini???) per la formazione di un Governo a tempo che entro il 15 aprile (data ultima per evitare di andare al referendum) metta mano alla legge elettorale e possibilmente ai regolamenti parlamentari (ma non per la riduzione del numero dei parlamentari, per la quale invece occorre un periodo più lungo), per poi sciogliere le Camere e andare a votare a giugno.

Questo Governo potrebbe essere sostenuto da una buona parte del centrosinistra e probabilmente anche dall’UDC, se FI e AN si astenessero (Berlusconi cosa cambia tra aprile e giugno?)

Se non dovesse essere possibile mettere mano radicalmente alla riforma elettorale, che noi invece auspichiamo, un possibile straccio di accordo si potrebbe comunque trovare sulla correzione in positivo dei due principali cancri di questo porcellum di legge vigente, ossia l’introduzione del voto di preferenza e l’estensione del premio di maggioranza su base nazionale anche al Senato. Queste due piccole correzioni consentirebbero di ridare la palla nella scelta degli eletti al popolo sovrano (come è giusto che sia!) e garantire, in secondo luogo, una maggioranza più stabile al Senato, per la contentezza di noi Italiani e di chi vincerà la prossima tornata elettorale.

Crediamo che sia il minimo che si possa fare…

Un moderno ciclo integrato dei rifiuti

Ecco un’ottima spiegazione su quale dovrebbe essere la politica dei rifiuti in Italia. Chiaramente va vista in un’ottica di medio periodo, mentre diventa inapplicabile per le emergenze, come quella campana, per le quali è possibile uscirne velocemente solo con le discariche.

Elezioni subito? La maggioranza degli italiani dice no

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Ma siamo proprio sicuri che gli Italiani vogliano andare subito alle elezioni anticipate? Noi qualche dubbio lo abbiamo. Pur sapendo che i sondaggi on line vanno presi per quello che sono, non avendo significatività statistica, però insomma un’indicazione la danno. Se poi 3 su 3 confermano un’indicazione identica, beh allora come si dice 3 indizi fanno una prova…

Sarà che gli Italiani, almeno quelli che viaggiano on line, forse sono più intelligenti di quello che si pensa?

Guardate un pò qua

Sondaggio Corriere della Sera

Sondaggio La Stampa

Sondaggio Repubblica

Il Tafazzismo della politica

tafazzi.jpgProprio ieri è uscito un interessante articolo sul Sole 24 Ore dove si stimava quale sarebbe potuto essere lo scenario al Senato, andando a votare nell’immediato a legislazione elettorale vigente. Ebbene, la situazione più favorevole per il centro destra prevede che in caso di vittoria netta, il margine in termini di senatori rispetto al centro sinistra non dovrebbe comunque essere superiore alle 30-40 unità, al lordo dei senatori a vita, proprio perché il premio di maggioranza al Senato è su base regionale e non nazionale come alla Camera.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che, stante questa porcata di legge elettorale, se anche Berlusconi complessivamente dovesse vincere nettamente resterebbe comunque sotto scacco dei piccoli partiti o di partiti come l’UDC, il quale se anche digerisse ancora una volta la sua candidatura a premier, a Governo varato continuerebbe legittimamente a martellargli i coglioni un giorno sì e l’altro pure, avendolo in pugno, con buona pace dell’ingovernabilità di questo Paese.

Ecco perché Berlusconi in queste ore chiede che al Senato si passi da un premio di maggioranza regionale ad uno nazionale. Ma se nulla cambiasse, dobbiamo porci la domanda: Berlusconi aspira a stare seduto sulla seggiola di Palazzo Chigi o a governare?

Nei prossimi giorni sapremo l’ardua sentenza.

 

Dura presa di posizione di Montezemolo

Siamo assolutamente d’accordo con la presa di posizione del presidente di Confindustria.

Montezemolo duro sulla crisi
“Governo istituzionale per le riforme”

Una crisi che parte da lontano

caduta-con-dislivello.gifLa disfatta politica del Governo Prodi non può essere certamente imputabile a posizioni contingenti di opportunismo politico del Mastella o Dini di turno, benché assolutamente poco trasparenti e da respingere fermamente, bensì a nostro modo di vedere a scelte che partono da lontano. Per l’esattezza dalla primavera del 2006 ossia dopo la vittoria stringata alle elezioni, quando il centrosinistra ha accettato l’idea di avere vinto una tornata invece sostanzialmente finita in pareggio, mostrando ingordigia di potere, invece di maggior buon senso.

Oggi forse saremmo a raccontare un’altra storia, se la differenza stringata al Senato avesse suggerito di lasciare la presidenza di questo ramo del Parlamento al centrodestra. Purtroppo, invece, il fatto di dover attovagliare tutti (tanti, troppi per una coalizione che si era data l’ambizione di riformare il Paese!) e questa situazione di forte radicalizzazione tra le due contrapposte fazioni ha nuociuto e sta tuttora nocendo al Paese. Riteniamo che sia giunto il momento di mettere da parte l’ascia di guerra e tornare a dialogare, non è più ammissibile continuare ad usare il collante dell’antiberlusconismo o dell’anticomunismo per tenere insieme formazioni che hanno una visione politica diversa, in certi casi addirittura opposta!

Continuano a ritenere fermamente che il miglior passaggio attuale, per l’interesse del Paese, sia quello di un Governo delle Riforme, che faccia appunto quelle Riforme necessarie sia elettorali-istituzionali, sia di ordine economico-sociale che solo una maggioranza di larghe intese può sostenere politicamente, come l’esperienza di questi anni ci ha insegnato. In questa fase si misurerà la responsabilità politica di un centro destra che fino a questo momento ha guardato molto agli interessi di parte.

A Prodi spetta l’onore delle armi per come ostinatamente si è battuto e per i grossi passi avanti che è riuscito a fare in così pochi mesi, soprattutto sul fronte del risanamento dei conti pubblici. Siamo convinti che alla fine la storia rivaluterà il suo operato, rivaluterà le buone cose che ha fatto anche con una maggioranza come questa, così precaria ed eterogenea.

Un omaggio alla Costituzione italiana: i principi fondamentali

 

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

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No al voto nell’immediato

elezioni.jpgEvitiamo di entrare nel merito delle responsabilità di Mastella e del suo partito. Già fiumi di inchiostro sono stati spesi per questa posizione non comprensibile in un quadro di interesse generale, se non perché sostenuta da motivazioni relative ad affari privati e alla tutela della propria poltrona.

Guardiamo invece a cosa può succedere adesso.

Diciamo subito che non siamo per andare al voto nell’immediatezza. Non perché si rischierebbe di rimettere in mano le chiavi del Paese a Berlusconi, attorno alla cui figura il centro sinistra è stato capace anche di ricompattare ciò che fino al giorno prima non esisteva più, ossia il centro destra (vedi ultime dichiarazioni di Fini!!!), quanto piuttosto per un fatto di merito: bisogna rendersi conto che l’Italia oggi ha un serio problema che è quello di fare alcune riforme, che un Governo “normale” non ha la forza di fare, pena la perdita di consenso. Ce lo dicono le esperienze degli ultimi 15 anni. Non c’è solo da modificare una parte della Carta costituzionale e la riforma elettorale – per le quali, appunto è assolutamente auspicabile il consenso di una larga maggioranza – vi sono anche da mettere in cantiere quelle riforme economiche e sociali (liberalizzazioni e compagnia cantante), molte impopolari, che agli scenari attuali, sono diventate ormai improcrastinabili, per evitare la deriva di questo Paese a Stato delle banane.

A nostro modo di vedere, l’esperienza degli ultimi 15 anni ci insegna che soltanto un governo di larghe intese, di grossa coalizione (con PD e FI assieme), un Governo del Presidente, avrebbe la forza di fare ciò, evitando il rischio di perdere consensi. E’ chiaro che non può durare in eterno, occorre darsi una strategia politica, delle tappe, per dirimere alcuni punti fondamentali dell’agenda politica, dopo di che alla fine di questo passaggio ognuno è legittimato a ritornare al proprio ovile, per proporsi davanti al popolo.

La cosa più sconfortante di tutta questa storia è che il centro destra, pur avendo durato cinque anni, è mancato fondamentalmente sulle riforme, lasciando oltrettutto i conti in rosso. Al centro sinistra, pur nella sua litigiosità, è mancata invece la durata, pur avendo esibito alcune buone riforme e avendo rimesso in sesto i conti pubblici. Ci domandiamo dunque come si fa a tornare immediatamente alle elezioni per rieleggere la stessa classe dirigente degli ultimi 15 anni?

Il problema dunque che ci si pone davanti é: Forza Italia e alcuni segmenti del centro destra ci stanno? Da ciò che si evince dalle prime prese di posizione sembrerebbe assolutamente di no, a parte l’UDC di Casini. Quale potrebbe essere allora la contropartita che il PD dovrebbe concedergli? Crediamo probabilmente che la candidatura di Gianni Letta alla presidenza di un Governo delle riforme ed il seggio di una delle 2 Camere, o la presidenza di un’importante Commissione, possa essere una soluzione adeguata per risolvere questa situazione di impasse. Eppoi quel tanto sbandierato rinnovamento generazionale quando deve ancora aspettare? Anche per questo pensiamo che non siano auspicabili nell’immediato le elezioni…Speriamo ci ascoltino!

Un possibile scenario dell’economia mondiale

crollo2.jpgDopo il lunedì nero delle Borse internazionali, anticipatore dei segnali della crisi economica statunitense, vediamo di capire insieme il possibile scenario che potrebbe profilarsi da qui a pochi mesi.

Se ancora ce ne fosse stato ulteriore bisogno, con oggi si ha la conferma definitiva che l’economia asiatica, in particolare cinese, è fortemente integrata con il mondo, ed in special modo con quella americana. Non a caso la crisi dei mutui subprime che secondo molti ha dato il là a questa fase di stanca e di scarsa fiducia dei consumatori americani, sembra stia riflettendosi anche su una delle principali Banche mondiali, ossia Bank of China, a dimostrazione del fatto che molto del debito americano è in mano ai cinesi.

Quale potrà essere l’impulso per il futuro? Una previsione potrebbe essere quella che la recessione americana, oltre a trasmettersi sull’Europa, con la quale ormai da tempo è strettamente integrata, farà sentire la sua portata, che a detta di alcuni dovrebbe essere quasi dello stesso metro della Grande depressione del ’29, anche sull’economia cinese ed in generale asiatica. Quali gli effetti dunque? Certamente un rallentamento dell’economia mondiale, che inizierà a farsi sentire anche in quei Paesi orientali che nell’ultima decade hanno viaggiato a ritmi a doppia cifra. La riduzione della domanda globale dovrebbe favorire un rientro dei prezzi petroliferi, ed in generale delle materie prime e alimentari che fino a questo momento hanno mostrato un’inarrestabile ascesa, stimolando quindi un cambio di rotta nella politica monetaria mondiale (più espansiva!), anche nel continente europeo, con un rientro dei tassi di interesse, al fine di favorire un rilancio degli investimenti e della produzione.

Riteniamo che sia il momento ultimo affinché l’Europa, ed in particolar modo l’Italia, adottino serie politiche di riforma, tutte quelle ormai arcinote per rilanciare la competitività di questo Paese, evitando di pensare un giorno sì e l’altro pure alla caduta del Governo. E’ giunta l’ora di mettersi intorno ad un tavolo, coinvolgendo anche le forze responsabili della produzione e del lavoro, affinché si riesca a sottoscrivere definitivamente un patto per ridare slancio e produttività alle imprese di questo Paese. Il senso di responsabilità nazionale dovrebbe prevalere, anche da parte di chi ha osteggiato fino a questo momento il Governo in carica.

Ottima spiegazione su differenziata e riciclo

Un’ottima spiegazione concreta di Luca Mercalli sulla bontà della raccolta differenziata per dare più efficacia anche alle politiche di riciclo

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